Cumbre Continental de Mujeres del Abya Yala

A Oxaca in Messico nel 2002 si attuò il primo tentativo di raccogliere le esperienze e coordinare le lotte di donne indigene provenienti da tutta l’America Latina. In quest’incontro le riflessioni si concentrarono su alcuni temi centrali: i diritti dell’uomo e dei popoli, l’ empoderamientoe la leadership delle donne indigene, spiritualità, cultura ed educazione, cosmovisioni indigene in una prospettiva di genere.
Dalle riflessioni emersero alcune considerazioni centrali:
- I popoli indigeni hanno diritto all’autodeterminazione e il loro sviluppo in quanto popoli dipende dal riconoscimento dei diritti collettivi della terra, del territorio e delle sue risorse naturali.
- Le donne indigene partecipano alla lotta per il riconoscimento di tali diritti e il benessere della comunità dipende dalla parità tra i sessi che si esprime nell’accesso alla leadership.
- Le donne vivono in condizioni di discriminazione, esclusione e mancanza di potere rispetto agli uomini e alle donne non indigene: questo soprattutto nei contesti di conflitto e militarizzazione.
- Il ruolo della donna è centrale nella conservazione e nella trasmissione dei saperi (in particolare legati alla salute) e dei valori propri della comunità.
- Le donne hanno come maestra la Madre Terra che insegna loro i principi di armonia, cura e difesa.
- L’empoderamiento della donna indigena deve avvenire infrangendo prima di tutto le barriere di potere presenti all’internodella comunità stessa.
- La rivendicazionedei diritti indigeni deve portare al suo interno una riformulazione dei rapportidi genere nell’ottica del riconoscimento reciproco, equità e armonia.
Intal senso appare fondamentale aumentare il bacino di comunicazione e raggiungere donne che, socialmente e geograficamente, appaiono emarginate, in modo tale che esse inizino a dialogare tra di loro e all’interno delle proprie comunità, per rimettere in discussione i meccanismi di potere interni e attuino strategie di empoderamiento. Tuttavia, nonostante queste consapevolezze, l’agenda pratica appare piuttosto scarna, tanto che non vi sarà seguito al progetto di coordinare i diversi attori locali e di includerne di nuovi.
Ciononostante dopo alcuni anni, nel 2009, a Puno, in Perù, in occasione della IV Cumbre Continental de Pueblos y Naciones Indigenas del Abya Yala si tenne la I Cumbre Continental de Mujeres Indigenas. Il discorso, simile per alcuni versi a quello riportato precedentemente, è però caratterizzato da una più dura critica al modello neo-liberale dominante che, tanto delle donne che dagli uomini, viene imputato di essere foriero di principi di violenza, discriminazione e machismo.Sarebbe dunque il neo-liberismo (e dunque il colonialismo) all’origine delle discriminazione di cui le popolazioni indigene e, in particolare le donne, sono vittime (Belaunde, 2011). In opposizione ad esso viene proposto un principio di armonia e complementarietà tra i due sessi, principio che viene fatto risalire a un passato pre-coloniale. In quest’ottica la “giusta” relazione tra i generi è già presente nella cultura indigena, semplicemente va riscoperta e riattualizzata: per far ciò è fondamentale porsi in una dialettica di lotta contro il sistema dominante.
Tale principio potrebbe forse essere riletto quasi nell’ottica di una “invenzione della tradizione” tenendo conto che, in un contesto di particolare oppressione, il richiamo ad una tradizione mitica e a-storica è funzionale alla costruzione di un’ideale politico verso cui tendere e che incentiva alla lotta per i propri diritti.
Dal punto di vista analitico l’agenda degli obiettivi sanciti in questa prima Cumbre ci permette di comprendere quanto la ricerca di emancipazione femminile nel contesto indigeno latinoamericano sia indissolubilmente legata alle rivendicazioni politiche per il diritto alla terra. Infatti uno degli obiettivi sancisce propriola necessità di costruire una Coordinadora Continental de Mujeres Indigenes quale ente rappresentativo per le donne, strumento locale di formazione politica, nonché organo per la difesa della Terra.
Interessante è, inoltre, notare come molte delle richieste portate avanti in questo primo incontro continentale potrebbero risultare quasi incomprensibili quali rivendicazioni femministe se non inquadrate in una giusta prospettiva critica che ci permetta di cogliere la profonda relazione che si instaura, in contesto indigeno, tra il diritto ad auto-determinarsi in quanto popolo e in quanto donna. Alla luce del rapportointersezionale tra genere, etnia e ambiente di cui abbiamo parlato nell’introduzione, è possibile comprendere, tra gli obiettivi femminili, l’istituzione di un tribunale internazionale per la giustizia climatica, o la discussione di una riforma agraria, o ancora la lotta ai bio-combustibili.
Per quanto riguarda invece più streattamente le richieste al movimento indigeno al suo interno bisogna aspettare la seconda, e non ultima, Cumbre Continental, svoltasi nel 2013 in Bolivia, in cui la dichiarazione finale consta di una serie di richieste di cui si pretende l’attuazione da parte della componente maschile. Ecco in sitesi le richieste:
- Prendere provvedimenti che permettano alle donne di accedere a una giustizia propria
- Mantenerel’equilibrio di poteri all’interno del movimento indigeno attraverso l’alternanza della leadership tra donna e uomo
- Promuovere programmi di educazione propria per le donne, le famiglie e i giovani
- Adottare misure che regolino l’accesso alle cariche di potere per individui con precedenti di alcolismo e/o violenza contro donne e bambine
- Rispetto, coerenza e unità con la propria identità culturale e il propriostile di vita.
Per quanto interessanti questi incontri sembrano non tradursi in un insieme compatto di pratiche e strategie e forse proprio in ragione della specificità e radicamento territoriale di ogni gruppo.
Sitografia:
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