Mille e una voce

Storie di donne e di lotte in America Latina

Negli ultimi anni il dibattito politico in America Latina é stato profondamente orientato e influenzato dal movimento delle donne che, a partire dall’Argentina, si é velocemente diffuso in tutto il continente assumendo molteplici forme e pratiche. Le richieste scaturite da tali contestazioni si sono concentrate principalmente sui diritti riproduttivi – come la depenalizzazione dell’aborto -, la paritá dei salari, la violenza di genere, ecc. Gli obiettivi di queste lotte possono risuonarci famigliari e infatti sono gli stessi che animano anche i movimenti femministi presenti in tutto l’Occidente a partire dagli anni Sessanta.

Di fronte alla sostanziale omogeneità delle rivendicazioni riscontrate in gran parte di queste proteste ci siamo interrogati sulla possibilitá di pensare il femminismo come un concetto universale senza tener conto delle differenze socioculturali presenti in America Latina.

Analizzando tre contesti diversi – Messico, Perú e Brasile – sono emerse una molteplicitá di discorsi e pratiche che ci inducono a ripensare il femminismo come una teoria politica rigida e unitaria, che rappresenta solo una parte di quella realtá complessa e diversificata che é la condizione femminile nei vari paesi dell’America Latina.

Le categorie universali di Donna e Genere proprie della narrazione femminista dominante non includono le molteplici condizioni di subalternitá che molte donne indigene e afro-discendenti vivono, derivanti non solo da una discriminazione fondata sul genere, ma che si basa anche sull’appartenenza a una “razza” e a una classe sociale. Ne deriva che non possiamo analizzare i movimenti di emancipazione femminile latinoamericani senza in prendere in considerazione l’intersezione tra razza, classe e genere, nonché i differenti contesti storici, politici e socio-culturali in cui essi si sviluppano e prendono forma. Invece di un Femminismo, con obiettivi e rivendicazioni unitarie, dobbiamo abituarci a pensare a un insieme di movimenti di emancipazione femminili che articolano i loro discorsi in relazione stretta al loro contesto lasciando emergere vere e proprie contraddizioni con il pensiero femminista dominante.

I casi presi in considerazione mostrano la costruzione di un pensiero alternativo e decoloniale che si definisce ai margini facendo risaltare la dicotomia tra centri e periferie, tra zone urbane e zone rurali; inserendo cosí la lotta di emancipazione femminile all’interno di altre rivendicazioni come quelle contro lo sfruttamento del territorio, le discriminazioni di razza e classe o, più in generale, la critica al modello economico capitalista. Alla base delle produzioni teoriche e delle pratiche dei movimenti analizzati emergono cosí elementi in comune, primo tra tutti la critica al femminismo dominante descritto come etnocentrico, classista, e a tratti anche imperialista nella sua volontà di sostituirsi alla voce di donne che vivono contesti di discriminazioni diversi.

Tuttavia, una volta che si legano ai differenti contesti analizzati, questi discorsi vengono declinati in modo differente legati anche alle traiettorie di vita.